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CRONACHE SIRACUSANE |
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16.02.2009 Si è conclusa ieri (15/02/2009) la 10° edizione della maratona di Siracusa, per il bene di questo sport speriamo che sia l’ultima. Non è possibile organizzare gare di questa portata, che richiedono un grande impegno da parte dei partecipanti, con la maniera di come è stato fatto a Siracusa. Che l’organizzazione delle maratone in Sicilia non fosse perfetta lo si sapeva, avevo già partecipato a Messina 2008 e visto da vicino la Maratona di Palermo. Siracusa ha superato tutto: la maratona si è svolta per il 95% del percorso in aperta campagna su strade aperte completamente al traffico su entrambe le corsie. A Siracusa i pochi (per fortuna) atleti partecipanti hanno dovuto prestare massima attenzione alle macchine più che al ritmo di gara, quei pochi chilometri fatti all’interno della Città nel mezzo del traffico.
Nessun pubblico,
nessun incitamento, niente battiti di mani… ma solo imprecazioni
degli automobilisti. |
Poi gli organizzatori di questi “eventi” non si spiegano i motivi che portano i siciliani ad andare a correre la maratona a Roma o in altre parti in Europa e non correre in Sicilia.
Il percorso, quasi
totalmente extraurbano, non adeguatamente segnalato, presidiato da
volontari totalmente inesperti, anche quelli posti in crocevia
fondamentali. Il massimo comunque si è raggiunto al 31° chilometro,
dove si abbandonava il percorso rettilineo e si “doveva”fare un giro
di tre chilometri ad anello per ritornare poi sullo stesso percorso. |
Il signore anziano
posto a presidio di questo incrocio non era assolutamente esperto di
corsa, una sorta di rotonda non segnalata a terra e nessuno
dell’organizzazione ha avvisato alla partenza di questa
“particolarità” del tragitto.
Conseguenza di tutto
ciò è che tanti compreso il sottoscritto, il ragazzo che mi stava
davanti e quello dietro non abbiamo capito della rotonda e siamo
andati avanti. Quando ci siamo accorti della cosa dopo 2 km (pensavo
che il primo cartello incontrato che segnava 34° km fosse sbagliato)
ci siamo fatti prendere dallo sconforto e dalla stanchezza decidendo
che invece di tornare indietro era meglio completare a fondo lento i
km rimasti, per considerare questa maratona un lungo. Nel frattempo
ci raggiungeva Vito Massimo Catania, che invece al contrario di noi
il giro della “rotonda” lo aveva fatto 2 volte percorrendo 45 km
finali. Lillo INGUANTA |
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