Questo significa che lo sportivo dovrà ricavare
l'energia che gli serve dai normali alimenti,
scegliendoli, consumandoli e alternandoli secondo le
stesse regole che valgono per tutti gli individui sani,
con un aumento misurato e proporzionale delle quantità
di cibo in relazione alle maggiori necessità caloriche
determinate dalla intensità, dalla durata e dal tipo di
attività fisica svolta.
E' importante sottolineare che, contrariamente a quanto
molti pensano, non esistono in sostanza principi
nutritivi dotati di importanza «speciale» per lo
sportivo e l'atleta.
Ad esempio, non è vero che lo sportivo abbia bisogno di
razioni particolarmente elevate di proteine (mito,
questo, molto diffuso, forse sulla base del fatto che i
muscoli sono costituiti da proteine).
Lo sportivo consumerà più proteine solo in relazione
alle maggiori necessità energetiche e quindi alla
maggiore quantità di alimenti da ingerire: la dieta
ipercalorica dell'atleta basta ampiamente ad assicurare
un apporto di proteine superiore al normale e certamente
sufficiente a mantenere il perfetto trofismo delle
aumentate masse muscolari.
Durnin, dopo aver ricordato che solo un adatto
allenamento può incrementare la massa muscolare, calcola
che la quantità - extra di proteine necessaria a questo
scopo non superi i 7 grammi al giorno (circa 0,1 g/kg di
peso corporeo).
E' ormai dimostrato da tempo che le performances fisiche
non migliorano passando da 50 a 160 grammi di proteine
al giorno. Inoltre, una dieta iperproteica è fatalmente
più ricca anche in grassi, e rischia di fornire quantità
di carboidrati inferiori a quelle necessarie allo
sportivo, oltre a costringere rene e fegato ad un
superlavoro e a far correre rischi di chetosi, di
disidratazione, di gotta, ecc.
Le proteine da consumare devono essere in buona parte di
elevata qualità, come quelle presenti nelle carni, nel
pesce, nelle uova, nel formaggio e nel latte. Vanno però
consumate anche adeguate quantità di proteine vegetali.
Un certo interesse è stato dedicato negli ultimi anni
alla eventuale influenza positiva che gli aminoacidi
ramificati (leucina, isoleucina e valina) potrebbero
avere nei confronti del rendimento atletico. Sembra
peraltro che tale azione sia ipotizzabile solo
somministrando notevoli quantità di questi aminoacidi:
di conseguenza l'argomento sarà affrontato nella sezione
relativa agli «integratori alimentari».
I grassi sono utili per elevare il livello energetico
della razione contenendone nello stesso tempo il volume.
Non bisogna però superare i livelli già indicati, anche
se è vero che l'allenamento migliora la capacità di
utilizzare gli acidi grassi ed anche i corpi chetonici
come fonte di energia. E' anche essenziale conservare il
giusto rapporto tra grassi saturi ed insaturi, rapporto
che l'amore maniacale di tanti atleti per la carne
rischia di alterare profondamente.
Eccedere nel consumo di grassi fa correre il rischio di
sovrappeso e di iper-dis-lipidemie e può provocare un
sovraccarico metabolico oltre che un rallentamento dei
processi digestivi.
I carboidrati sono molto importanti per lo sportivo, in
considerazione del loro valore energetico, dello scarso
impegno digestivo richiesto e della facilità con la
quale l'organismo li utilizza completamente senza
ricavarne residui tossici.
Il loro consumo non deve peraltro eccedere i livelli
ricordati in precedenza, pena squilibri
dell'alimentazione, possibili disturbi digestivi,
rischio di aumento del peso e di carenze di calcio, cali
dell'appetito, ecc.
Accade spesso che gli sportivi manifestino una
predilezione esagerata per lo zucchero e i prodotti
dolci: questa tendenza va contenuta onde evitare
eccessi. Sono gli amidi, invece, quelli che
rappresentano, insieme agli acidi grassi, il
combustibile di elezione per il lavoro muscolare.
b) Sotto sforzo, invece, i muscoli si appropriano anche
del 90% dell'ossigeno disponibile, e riescono ad
utilizzare a scopo energetico (nel lavoro aerobico) sia
i glucidi che i grassi, in relazione al tipo e alla
durata dell'esercizio nonché al tipo di alimentazione
previamente adottata.
c) In particolare, il tipo di carburante utilizzato di
preferenza dai muscoli per la loro contrazione varia
proporzionalmente e progressivamente al variare della
intensità e della durata dello sforzo, secondo uno
schema di questo genere:
-- a riposo il 13% dell'energia è fornito da glucidi
(glicogeno e glucosio) e l'87% dagli acidi grassi;
- all'inizio dello sforzo sono maggiori le percentuali
di glucidi utilizzate,
- in uno sforzo blando l'energia è fornita
esclusivamente dai grassi. Il ricorso ai glucidi aumenta
man mano che lo sforzo si fa più intenso;
-- in uno sforzo di intensità medio-alta e di modesta
durata, circa il 50% dell'energia è fornito dal glucosio
e il 50% dagli acidi grassi;
-- in uno sforzo di elevata intensità e breve durata,
fino al 100% dell'energia è fornito dal glucosio;
-- all'allungarsi del lavoro, e man mano che le scorte
muscolari di glicogeno si abbassano, aumenta
l'utilizzazione dei grassi;
-- in uno sforzo intenso e prolungato fino a 3 ore,
circa il 30% dell'energia è fornito dai glucidi e circa
il 70% dagli acidi grassi: quindi nel lavoro di
resistenza il muscolo utilizza ampiamente i grassi.
Per quanto riguarda le vitamine non disponiamo in
pratica di nessuna prova che una
supplementazione vitaminica migliori la prestazione di
un atleta sano che si alimenti abitualmente in maniera
completa ed equilibrata.
E' noto, d'altra parte, che certe vitamine (soprattutto
tiamina, riboflavina, B6 e niacina) esplicano
particolari funzioni come coenzimi nel metabolismo
intermedio, tanto che il relativo fabbisogno è indicato
in rapporto alla quantità di calorie e/o di principi
nutritivi.
Di conseguenza si ammette in linea generale che, in
relazione al maggior dispendio energetico e
all'incremento del metabolismo legato all'esercizio
fisico e all'allenamento, le necessità dello sportivo
siano in assoluto, per certe vitamine, più elevate di
quelle del soggetto normale.
Peraltro l'opinione prevalente fra coloro che si sono
occupati di questo argomento è che tali differenze siano
per lo più colmate dalle maggiori quantità di vitamine
introdotte naturalmente con le più ingenti quantità di
cibo che si consumano per compensare la spesa energetica
più elevata rispetto al soggetto sedentario.
In sostanza, allo sportivo possono bastare le normali
quantità di vitamine ricavabili da una dieta adeguata e
variata, nella quale trovino il loro giusto posto i
prodotti freschi.
Diverso può essere il caso di atleti professionisti
sottoposti a impegni particolarmente gravosi. In tali
casi può manifestarsi l'opportunità di ricorrere ad
integrazioni, limitatamente però alla tiamina, alla
riboflavina, alla B6, alla niacina e forse anche alla
vitamina C,alla vitamina E e alla coppia B12-acido folico, dato che
il loro sinergismo può essere importante nelle fasi
anaboliche e durante il recupero, per il reintegro delle
proteine catabolizzate nella gluconeogenesi.
Queste considerazioni però, dobbiamo ancora
sottolinearlo, valgono esclusivamente per l'atleta
professionista. Nel caso dello sportivo normale molti e
specifici studi riguardanti supplementazioni con varie
miscele vitaminiche hanno dimostrato l'assenza di
qualunque vantaggio sul piano delle performances
atletiche (19-22).
Per quanto riguarda i minerali, occorre dire che esiste
in realtà negli atleti una perdita superiore alla norma,
in seguito alla notevole sudorazione (soprattutto sodio
e cloro) e agli effetti dell'iperventilazione polmonare
che si ha durante l'esercizio, con perdita di potassio,
ferro e rame attraverso le urine.
Tuttavia occorre anche tener conto che la perdita di
ioni con il sudore avviene soprattutto all'inizio
dell'esercizio e in seguito si riduce notevolmente, e
che solo per attività molto prolungate si può arrivare a
una alterata distribuzione degli elettroliti, dato che
l'organismo mette in moto dei processi di regolazione
che riducono di molto tali effetti.
In sostanza, comunque, il recupero dei minerali che si
perdono attraverso l'abbondante sudorazione legata alla
pratica dello sport rappresenta l'unico vero problema.
Queste perdite non sono poi così elevate (le quantità di
sali presenti nel sudore ammontano all'1% circa) e
riguardano soprattutto sodio, cloro e potassio.
La reintegrazione avviene per lo più con la dieta,
mentre apporti-extra possono rendersi
consigliabili solo nel caso di sudorazioni
particolarmente abbondanti provocate da sforzi molto
prolungati o comunque compiuti in condizioni ambientali
particolari.
In ogni caso va ricordato che l'assunzione di compresse
di cloruro di sodio deve essere
accompagnata dalla ingestione di adeguate quantità di
acqua: almeno 400 ml per ogni compressa da mezzo grammo
di sale.
Per quanto riguarda il ferro, una sua supplementazione è
opportuna soltanto per chi soffra di anemia sideropenica
o per chi comunque sia carente in ferro, anche al fine
di migliorare la performance aerobica.
Al di là di questi casi, un surplus di ferro può essere
consigliabile soltanto, in certi casi, per sportivi
dotati di voluminose masse muscolari. Assumere
indiscriminatamente dosi supplementari di ferro, oltre
ad essere per lo più inutile, può causare problemi
gastrointestinali o addirittura effetti tossici.
Non è infrequente il riscontro, in chi fa sport, di
forme sideropeniche tanto di tipo conclamato (anemie)
quanto di tipo prelatente e latente (carenze di ferro
senza anemia ma con presenza più o meno accentuata di
sintomi specifici).
Tale situazione peggiora la performance fisica,
particolarmente per chi compie prove di resistenza che
impegnano soprattutto la capacità aerobica. Le sue cause
sono da ricercare di volta in volta in vari fattori,
spesso in concorso fra loro: errori dietetici,
un'aumentata emolisi da acidosi, stimoli fisici
(innalzamento della temperatura corporea), stimoli
meccanici, aumentata increzione catecolaminica, perdite
di emazie determinate da microtraumi a livello renale,
vescicale e dell'apparato digerente, nonché, in piccola
parte, perdite del minerale legate all'abbondante
sudorazione.
Peraltro, il riscontro di livelli di emoglobina
marginalmente bassi in sportivi dediti a prove di
resistenza (corridori che si preparano ad una delle
tante maratone amatoriali, ad es.) non costituisce
sempre la spia di una carenza di ferro, ma spesso
rappresenta soltanto un adattamento fisiologico
all'allenamento, volto a prevenire l'aggregazione
eritrocitaria durante lo sforzo e la emoconcentrazione.
Molto importante è una graduata e adeguata assunzione di
liquidi, sia allo scopo di conservare buone capacità di
termoregolazione della temperatura corporea, sia allo
scopo di impedire la disidratazione nel corso di sforzi
prolungati.
I bisogni idrici, importanti e spesso trascurati, sono
nello sportivo dell'ordine di 3,5 litri al giorno (circa
2 litri sotto forma di bevande, il resto come acqua di
costituzione dei cibi).
Fra tutti i liquidi da ingerire, quello che merita il
primo posto e rimane l'unico indispensabile è l'acqua.
Durante lo sforzo, o prima di esso, si può però anche
ricorrere a gradevoli soluzioni contenenti meno del 2,5%
di zuccheri semplici e non più di 10 mEq di sodio e 5
mEq di potassio per litro.
Da approvare l'uso di latte, succhi di frutta e spremute
di agrumi, a patto che il relativo apporto calorico
venga conteggiato. Non bisogna eccedere con le bevande
nervine (thè, caffè) né negare uno-due bicchieri di vino
o birra, durante il pasto, a chi vi è abituato. Non
esistono particolari motivi per preferire le acque
«minerali» (comunque, poco gassate) all'acqua comune.
Una insufficiente introduzione di liquidi può limitare
notevolmente le capacità fisiche. Come regola generale,
l'acqua va rimpiazzata con la stessa velocità con cui è
eliminata, onde evitare rischi di disidratazione;
quest'ultima non dovrebbe mai eccedere l'1,2% del peso
corporeo, pena gravi rischi per la termoregolazione
(sino al colpo di calore), per la funzionalità cardiaca
e renale, ecc.
In relazione a ciò, l'American College of Sports
Medicine ha sconsigliato ufficialmente
come «rischiosi per la salute dell'atleta» certi
procedimenti che a volte vengono seguiti allo scopo di
calare rapidamente di peso, quali la pratica
dell'astinenza dai liquidi e l'uso sconsiderato di
indumenti gommati completi, di saune e bagni turchi, di
diuretici e di lassativi.