|
Impegni Agonistici
Per chiunque si prepari ad affrontare un
impegno agonistico (e questo, vista l'attuale diffusione
di manifestazioni competitive aperte a tutti, vale anche
per lo sportivo dilettante) possono tornare utili alcune
sintetiche osservazioni.
Nel periodo
di allenamento basterà seguire le regole generali,
utilizzando le variazioni a medio termine del peso
corporeo come indice per regolarsi circa le quantità di
cibo da assumere.
Nelle ore
precedenti la gara bisogna evitare di sbilanciare la
razione (con troppi zuccheri semplici, ad esempio) per
cercare illusori miglioramenti dell'efficienza
muscolare. Gli orari dei pasti (i quali debbono comunque
essere sempre almeno tre al giorno) saranno cambiati in
relazione all'orario di inizio della gara.
In
particolare, l'ultimo pasto precedente la gara dovrà
essere consumato in un orario che permetta di fornire
energia e che contemporaneamente impedisca che l'atleta
gareggi con l'apparato digerente impegnato appieno nei
processi digestivi. Quest'ultima evenienza, oltre a
danneggiare la prestazione e a concretizzare dei rischi
per il benessere (a causa della inevitabile competizione
che si instaura fra i processi digestivi stessi e
l'attività dei muscoli), eleva il rischio dei traumi per
chi pratichi sport che prevedano contatti fisici.
Ne deriva
che è bene che l'ultimo pasto precedente la gara sia
consumato almeno tre-quattro ore prima dell'impegno
fisico.
Per impegni
di breve durata il contenuto dell'ultimo pasto non ha
grande importanza, dato che l'energia usata proverrà da
sostanze sintetizzate in precedenza.
Per impegni
di maggior durata è bene che tale pasto sia ipolipidico
e ipoproteico e non troppo ricco in fibra (per una
migliore e più rapida digestione) nonché relativamente
ricco in carboidrati (specialmente carboidrati
complessi), i quali vengono digeriti con relativa
facilità e aiutano a mantenere buoni livelli glicemici.
Proteine e grassi, al contrario, se consumati insieme
sono digeriti più lentamente, e non vengono utilizzati
con la stessa prontezza come fonti energetiche nel corso
dello sforzo.
Questi
concetti generali permettono di ricorrere ad una ampia
varietà di cibi, con preferenza per quelli cui l'atleta
e abituato: è buona regola che la dieta dell'atleta non
sia, nel giorno della gara, molto diversa da quella
consumata normalmente.
In certi
periodi hanno goduto di molta popolarità speciali
pasti-pre gara preparati dall'industria.
Non c'è
nessuna prova che tali pasti migliorino la prestazione,
anche se offrono il vantaggio di essere gradevoli e ben
digeribili e di liberare rapidamente lo stomaco: ne
deriva che possono essere consumati fino a due ore prima
della gara, concorrendo a minimizzare quelle sensazioni
di fame o nausea, quei disturbi gastrici e di altra
natura, fino a diarrea, cui talvolta atleti
particolarmente ansiosi vanno incontro in tali fasi di
attesa.
Molti sport
permettono una razione di metà gara, utile come ricarica
energetica e plastica. Ad esempio, una bevanda a base di
acqua minerale alcalina, addizionata di destrosio (10%)
e di Sali (cloruro di sodio, fosfato tricalcico e
gluconato di potassio) può essere molto utile per
reidratare, far risalire la glicemia, alcalinizzare
(contro la acidosi da fatica) e compensare le perdite
saline.
Dopo la gara
una buona razione di recupero sarà rappresentata da un
pasto leggero, limitato quanto a grassi e proteine e
ricco di sali, vitamine e sostanze alcalinizzanti. Molto
indicate le minestre di verdura ed una abbondante
assunzione di acqua, anche per una più facile e completa
eliminazione dei metaboliti della fatica.
Dott. Umberto Gelo
Dietista |