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SPORT
la Nascita
La nascita dello sport quale oggi è concepito risale
all’epoca rinascimentale. Prima di tale periodo c’è
innanzi tutto una preistoria sportiva, durante la quale
i primitivi si esercitavano nella corsa, nel lancio di
rudimentali armi e nella lotta, sia per prepararsi
efficacemente alla difesa, sia per procacciarsi il cibo.
Alla preistoria sportiva può farsi seguire il periodo
ellenico che con quello britannico del XVIII sec. è
ritenuto fondamentale per l’evoluzione del concetto e
del fatto sportivo. I Greci si dedicavano alla lotta, al
pugilato, alla corsa a piedi, al lancio del disco e del
giavellotto nei ginnasi, nelle palestre e negli stadi;
in tali esercizi fisici si cementavano rappresentanti di
varie polis, convenuti per lo svolgimento di giochi dei
quali i più importanti furono quelli celebrati a
Olimpia, ogni quattro anni, a partire dal 776 a. C. I
giochi panellenici introdussero la concezione di
esercizio fisico come culto del corpo, dimostrazione di
coraggio e di lealtà, ricerca del bello, manifestazioni
di puro agonismo, il tutto staccato da contingenti
necessità di sopravvivenza indipendente da finalità di
lucro. I Romani alò contrario non ebbero mai dello
sforzo fisico fine a se stesso un analogo concetto. In
linea generale essi giudicavano indecente la nudità
degli atleti greci, i loro esercizi inutili per
l’educazione militare e le loro esibizioni insulse in
confronto ai cruenti combattimenti dell’anfiteatro.
Anche se privatamente nelle palestre annesse alle terme
era pratica comune la ginnastica, in pubblico i Romani
preferirono sempre le competizioni violente e brutali
quali il pugilato con i cesti, il pancrazio, il
combattimento dei gladiatori, la lotta con le fiere,
ecc. L’esercizio fisico così concepito non poté essere
quindi se non attività degli schiavi, stabilmente
destinati a gravi mutilazioni o al sacrificio della vita
per il pubblico diletto. Una sorte ancora più triste
ebbe lo sport nell’alto medioevo. In tale epoca, per le
nuove concezioni della vita improntate a un rigoroso
misticismo religioso che richiedeva una costante
mortificazione del corpo, l’esercizio fisico divenne
pratica limitata in genere al solo fine di migliorare
l’abilità nel maneggio delle armi e di assicurare quindi
una più efficiente difesa personale. Di nuovo
l’allenamento del corpo tornò a essere legato alla
necessità di sopravvivenza dell’uomo. Lo spirito
sportivo cominciò a ridestarsi intorno al Mille. Con il
Rinascimento anche l’educazione fisica fiorì a nuova
vita: la lotta, la scherma, l’equitazione, ecc. vennero
praticate per ritemprare il fisico e il morale. In
questo quadro di rinnovamento la società inglese dei
sec. XVIII – XIX, all’avanguardia nel campo economico e
politico, inserì il contributo pratico e razionale
derivante da un nuovo modo d’intendere la vita sganciata
dai tabù e dai rigori del passato: l’onore ora
difendibile anche da due solidi pugni, lo svago come
occasione di dimostrare a se stesso e agl’altri la
propria vigoria fisica. Ne derivò il moderno concetto di
sport cioè del diporto, dello svago, del trasporto di se
stesso, in senso materiale e traslato, al di fuori delle
attività quotidiane obbligatorie per la vita, verso una
libera scelta di movimenti, valori, sfide e regole.
Questa nuova concezione dello sport, come complesso di
attività fisiche, educative e agonistiche condotte
secondo determinate norme, si affermò progressivamente
nella coscienza generale fino a significare, anche fuori
dell’ambito sportivo, lealtà e serena accettazione di
rischi e sconfitte. Sospinto da tali idee e finalità, lo
sport si affermo ben presto nel mondo come mezzo di
elevazione morale perché esso, attraverso lo sforzo
fisico teso al superamento dell’avversario o di una
figura ideale di avversario, sviluppa qualità interiori
come la volontà, il coraggio, l’abnegazione e la
perseveranza. Dal punto di vista pratico e organizzativo
possono considerarsi tappe salienti di tale
affermazione: la prima regolamentazione del pugilato da
parte di un gruppo di nobili inglesi (1743), più tardi
codificata nelle “London Prize Ring Rules”; la gara
ippica istituita a Epsom nel 1780 da Edward Stanley, 12°
conte di Derby; la fondazione nel 1811 a Berlino (parco
Hasenheide) della prima palestra di ginnastica
“militare” da parte di F. L. Jahn; l’istituzione a
Stoccolma nel 1814 dell’istituto di ginnastica da parte
di P. H. Ling che ideò il sistema svedese, destinato ad
ampia divulgazione; le competizioni introdotte nel 1827
da Thomas Arnold nel colleggio di Rugby; la disputa nel
1829 della gara di canottaggio fra le università di
Oxford e Cambridge, poi ripetuta ogni anno; la
costituzione dell’Amateur Swimming Association che nel
1869 unificò i regolamenti per il nuoto nel Regno Unito;
la fondazione nel 1893 a Parigi del primo comitato
olimpico internazionale (CIO) e nel 1896 il ripristino
dei giochi olimpici (Olimpiade moderne) per iniziativa
del barone P. de Coubertin. In particolare per l’Italia
possono essere considerate tappe importanti: la
fondazione del CAI nel 1863 per merito precipuo di Q.
Sella; l’istituzione della Federazione ginnastica
italiana (FGI) nel 1869; la creazione del CONI (Comitato
olimpico nazionale italiano) nel 1914. Favorito dal
crescente miglioramento delle generali condizioni di
vita, lo sport costituisce ormai un fenomeno sociale di
rilevanti dimensioni con implicazioni economiche
tutt’altro che trascurabili e influenze di vasta portata
(purtroppo non sempre positive) sul costume di larghi
settori della società contemporanea. Negli ultimi
decenni del XX secolo inoltre è sembrata accentuarsi la
coscienza di reprimere i fenomeni di doping cui alcuni
atleti in tutte le discipline sportive fanno ricorso.
In conclusione
: la parola sport deriva dall’Inglese Desport,
svago. Insieme di esercizi fisici che nel rispetto
di determinate regole stabilite da appositi enti
(società, federazioni, ecc.), sono praticati in forma di
competizioni individuale o collettiva e tendono per lo
più a fini agonistici.
FIRMATO
Dott. Umberto GELO
Dietista |